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Paolo Di Nardo intervista Paolo Zermani
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 Paolo Di Nardo Facendosi trasportare dalla capacità descrittiva di Michelangelo Antonioni, che negli appunti ‘Per un film sul fiume Po’ (1939) riesce a misurare il ‘paesaggio esteriore’ di un territorio attraverso il ‘paesaggio interiore’ in cui il ‘significato psicologico’ di una civiltà, come quella lungo il fiume Po, si manifesta come «un’aura smemorata ed estatica (...) che sembra evaporare dalla gran massa d’acqua», viene spontaneo chiederti come questa traccia, questo approccio dinanzi ad un luogo fortemente caratterizzato e complesso possa manifestarsi anche nell’architettura seguendo il percorso ideativo delle tue opere. Paolo Zermani Alla metà dell’Ottocento David Caspar Friedrich ha un presentimento del fatto che i rapporti tra le distanze delle cose cominciano a mutare. Uomini e donne, quasi sempre di spalle, osservano la vicenda del paesaggio come se il quadro fosse una camera dentro la quale si fissa l'immagine, potendone variare la scala di percezione. Già due quadri del 1808 ritraggono La finestra destra e La finestra sinistra dello studio dell'artista e il paesaggio filtrato dal serramento a croce dove lo studio è camera. La finestra, rigorosamente scomposta dalla croce, offre alla vista quattro riquadri di cielo. Quel cielo, scomposto in quattro settori, è l'Infinito, cioè il Divino. Secondo la relazione con questo Infinito, perseguito nel paesaggio ma costruito attraverso l'interiorità, Friedrich comincia la distruzione di tutto quanto è inutile per porsi il problema della scala delle cose. Sente che qualcosa sta mutando. Il problema della distanza è centrale: le sue figure non sono parte del paesaggio, ma semplicemente lo osservano. Spesso le figure di spalle coprono addirittura il punto di fuga della prospettiva,e comunque l'artificio prospettico viene trasgredito. La nebulosità delle zone che dovrebbero risultare più nitide dà luogo a una sfuocatura, data comunque dall'azione di un artificio, di una interferenza, di un processo esterno. Il punto di fuga potrebbe dirsi ribaltato. Noi viviamo dentro questo dramma, che il Novecento ci ha consegnato. Possiamo solo mirare a ricomporre,attraverso la nuova complessità dei luoghi, una nuova unità tra interno ed esterno,pena l'estinzione. Ogni mio progetto contiene questa ricerca. Il Tempio di Cremazione di Parma, appena ultimato, riassume tale sostanza sviluppando un percorso tra struttura interiore e struttura esteriore che determina, letteralmente, lo spazio architettonico. PDN L’architettura padana con le sue nebbie avvolgenti come sfondo di un pensiero fatto di misure scritte e struttura mentale quanto ha inciso nella tua formazione e nella tua ricerca?  PZ Sono nato a pochi metri da un castello imperiale del IX secolo, le sue rovine sono state il luogo di gioco della mia infanzia, la sua pianta allungata e dispersa su un crinale appenninico un quesito mai risolto. Così ho cominciato a conoscere l'architettura. In tal senso i miei maestri sono Giovan Battista Aleotti, ingegnere e architetto degli Estensi, dei Bentivoglio, dei Farnese, autore del Teatro Farnese di Parma, e Giacomo Vignola, autore del Palazzo Farnese di Piacenza. Aleotti porta l'acqua dei canali e dei fiumi padani, in forma di mare teatrale, dentro il corpo duro della Pilotta parmigiana. Vignola porta il paesaggio, ancora attraverso il teatro, nel cortile del Palazzo Ducale. Entrambi lavorano attraverso la ‘scala’ e la sua riformulazione dimensionale. PDN In molte sue opere si assiste ad una precisa volontà di far confluire il paesaggio nell’architettura e viceversa. Attraverso quali regole tessi questo scambievole rapporto? PZ La vicenda del Vignola mi ha coinvolto profondamente, applicata alla Pianura Padana, per quel tanto che ha unito, in diverse opere, architettura e struttura del paesaggio. I suoi progetti per la costruzione del Teatro Farnese a Piacenza, nelle diverse versioni, pongono la struttura bonificata del territorio agrario tra la città e il Po' come elemento centrale per concepire il carattere dell'edificio, chiuso verso la città e dotato di un cortile interno, nel quale un teatro classico viene ottenuto scavando il corpo di fabbrica posteriore. La gradonata è divisa da un vomitorio che risulta in diretta continuità spaziale con la facciata posteriore, questa forata da cinque logge rivolte verso il paesaggio. Da lì parte il canale d'acqua che raggiunge il Po; dal Po si può raggiungere il mare. Il Palazzo non è che un frammento, strettamente relazionato al paesaggio. Le figure classiche, il semicerchio del teatro, il quadrato della pianta del palazzo, il rettangolo delle logge, si organizzano per rappresentare questo rapporto fondamentale e per consentirne lo svolgimento. Vignola, quale fuoco di questo ragionamento, sceglie il semicerchio, secondo un percorso tutt'altro che casuale: Piacenza aveva posseduto il più grande dei teatri romani. E così, attraverso il teatro scavato nel palazzo, architettura e struttura sostanziale del paesaggio coincidono. Il ragionamento vale anche oggi, nelle distanze mutate. Si tratta di lavorare sulla ‘scala’ dell'architettura, come ad azionare la messa a fuoco di un apparecchio fotografico, adeguandola alle condizioni e alla distanza dal soggetto, fino a percepirne il senso in modo nitido. PDN La scala sembra andare oltre la propria funzione architettonica per assumere una valenza quasi territoriale. In quali tue opere questo concetto si esprime e come? PZ Nel Municipio di Noceto,in un lotto di margine rispetto all'edificato, tra il centro storico e il paesaggio che precede la Via Emilia, lo scalone rappresenta la continuità del rapporto, ora parzialmente intercluso, tra la città antica e lo stesso paesaggio agrario, o quel che resta di esso. La salita che conduce alla sala civica dell'ultimo piano annuncia, fin dal primo gradino, il fuoco prospettico costituito da una finestra centrale della sala. Ma solo quando della scala si percorre l'ultimo gradino di accesso al pianerottolo superiore, allora e solo allora, si inquadra il permanere, verso la Via Emilia, di un frammento di paesaggio agrario superstite, costituito da una tenuta agricola porticata,prototipo dell‘insediamento padano tradizionale e cardine di un ordine paesaggistico ripetuto e preciso,in via di estinzione...  (continua)