Identità
di Paolo ZermaniRoberto Rossellini, Paisà, 1946.
Quando Francesco vuole ricostruire la chiesa della Porziuncola, abbandonata e ridotta a muri in rovina, va a cercare – secondo San Bonaventura – denaro e materiali. Traduce così, nel suo atto concreto, il senso stesso dell’appartenenza al paesaggio, prossimo ai lebbrosari di Santa Maddalena e di San Salvatore. Ma l’edificio, nella Legenda Maior, inizia a identificarsi nello spazio in cui deve collocarsi ancor prima di essere ricostruito e il materiale usato non è soltanto quello visibile agli occhi. La coincidenza tra ordine dello spirito e ordine del paesaggio, dentro e fuori dal dominio di quella che chiamiamo cultura materiale, si palesa come carattere profondamente riconoscibile. «Fu infatti per disposizione della divina Provvidenza, dalla quale il servo di Cristo si lasciava dirigere in tutto – scrive il biografo – che all’inizio dell’Ordine e prima di cominciare a predicare il Vangelo, egli restaurò tre chiese materiali. Ciò avveniva non solo perché egli apprendesse a risalire gradatamente dalle cose materiali e quelle spirituali, o dalle cose minori a quelle maggiori; ma anche perché nelle cose sensibili fosse prefi gurato misteriosamente quanto in seguito avrebbe esteriormente compiuto». Oggi, nel tempo della riproducibilità tecnica, l’architettura, messa alla prova dal dramma del paesaggio, pare non trovare il tempo per la ricostruzione, intesa come preparazione. L’oblio della storia e l’insofferenza alla regola si manifestano altrettanto cinicamente dell’indifferenza al rilievo critico dello stato presente dei luoghi e all’accertamento della loro disperata resistenza. L’acquiescenza ai modelli, diffusi serialmente attraverso i menù informatici, ha introdotto, come conseguenza, una progressiva liceità estetica, in forma di commercio, che coincide con l’annichilimento dell’etica disciplinare. Eppure la pratica del progetto, anche quando l’edificio atteso è nuovo, essendo questo parte del più ampio corpo del paesaggio, non può che transitare attraverso la cruna, solo apparentemente materiale, della ricerca di misure vere. Perché l’architettura è sempre ricostruzione. Nel film Paisà, del 1946, all’inizio della ricostruzione italiana, Roberto Rossellini ci mostra la corsa dei protagonisti all’interno del Corridoio Mediceo, in fuga nella Firenze bombardata. L’architettura vasariana tiene miracolosamente insieme i monumenti della città, da Ponte Vecchio alla Cupola, e la verità e trasmissibilità delle sue misure viene osservata tra le macerie, mentre le distruzioni hanno temporaneamente sovvertito le distanze delle cose. (Paolo Zermani, Oltre il muro di gomma, Diabasis, 2010) Continua...




