La ceramica safavide

Colore, tecnica e percezione visiva nella Moschea dello Sceicco Loṭfollāh di Isfahan

Parole chiave: Moschea dello Sceicco Loṭfollāh, Ceramica safavide, Percezione visiva, Superficie architettonica, Luce e colore

Abstract

L’articolo analizza il ruolo della ceramica safavide nella costruzione dello spazio architettonico attraverso lo studio della Moschea dello Sceicco Loṭfollāh, uno dei principali esempi dell’architettura safavide di Isfahan. Il contributo interpreta la ceramica non come semplice decorazione, bensì come un dispositivo percettivo capace di definire l’esperienza spaziale attraverso il colore, la luce e la continuità della superficie. L’analisi approfondisce il rapporto tra tecniche ceramiche, sistemi cromatici, motivi decorativi e illuminazione naturale, evidenziando come il passaggio dal mosaico ceramico alla tecnica haft-rang abbia trasformato la superficie architettonica da composizione frammentata a un campo visivo continuo. Particolare attenzione è dedicata alla cupola, la cui geometria radiale e l'interazione con la luce creano un ambiente dinamico e immersivo. L’articolo evidenzia inoltre il ruolo della calligrafia e dell’ornamento nella costruzione di continuità visiva e di significato simbolico, mostrando come la superficie ceramica diventi uno strumento progettuale capace di mediare tra materia, percezione e rappresentazione spirituale.

Pubblicato
2025-12-31
Come citare
Darv, P. (2025). La ceramica safavide: Colore, tecnica e percezione visiva nella Moschea dello Sceicco Loṭfollāh di Isfahan. AND Rivista Di Architetture, Città E Architetti, 48(2), 26-35. Recuperato da https://www.and-architettura.it/index.php/and/article/view/696